
28 febbraio 2025
Tra gli uccelli acquatici che hanno deciso di svernare nelle zone umide trentine, questo inverno ce n’è uno arrivato dal grande nord: la moretta codona. Si tratta di un’anatra tuffatrice a distribuzione artica, specializzata nella ricerca di molluschi ed altri invertebrati sul fondale di stagni, laghi e mare. Nidifica generalmente in piccoli laghi nella tundra e nelle torbiere, per poi passare la stagione post-riproduttiva e invernale in mare. Può capitare che alcuni individui, in particolar modo giovani dell’ultima annata riproduttiva, si spingano in inverno più a sud fino a raggiungere i laghi interni dell’Europa centromeridionale e in alcuni casi addirittura il Mediterraneo.
È proprio il caso dell’individuo osservato sul Lago di Cavedine a partire dal 23 dicembre scorso: un giovane nato nel 2024 che, spintosi presumibilmente dal Baltico fino alle Alpi trentine, ha deciso poi di trascorrere l’inverno sul piccolo lago di sbarramento, dal momento che è stata osservata anche durante i censimenti IWC (International Waterbird Census) e fino alla seconda decade di febbraio era ancora presente a Cavedine. L’osservazione di questa specie è rara in Trentino e non tutti gli inverni sono osservabili sui laghi trentini, tant’è vero che l’ultima segnalazione risaliva all’inverno 2017, quando un individuo è stato osservato al Lago di Caldonazzo nei mesi di gennaio e febbraio.
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La preziosa osservazione è stata registrata nell’ambito del monitoraggio degli uccelli acquatici del progetto International Waterbird Census IWC, che ogni inverno, in un breve arco di tempo e in tutte le principali zone umide d’Europa, chiama a raccolta esperte ed esperti, insieme a tante persone appassionate di ornitologia. “Armate/i” di binocolo, cannocchiale e spesso di stivali di gomma e imbarcazioni, incuranti delle temperature gelide, battono palmo a palmo le sponde dei laghi, le rive dei fiumi, le coste del mare, le paludi, le lagune e ogni altro specchio d’acqua per scovare e censire tutte le specie acquatiche che durante il periodo invernale vi si riuniscono.
In Italia il progetto è coordinato da ISPRA e con la stagione 2025 si è giunti al 35° anno di attività.
In Trentino il monitoraggio viene svolto dal Servizio Foreste con il supporto del MUSE e con il coordinamento del Servizio Faunistico. Dal 9 al 26 gennaio di quest’anno il personale forestale insieme a 26 collaboratrici e collaboratori del museo hanno percorso tratti dei fiumi Adige, Brenta, Avisio, Sarca e Noce, esplorato i Laghi di Toblino, S. Massenza, Cavedine, Santa Giustina, Caldonazzo, Levico, Garda, Serraia e numerose altre aree umide fino a raggiungere un totale di 68 siti, individuati secondo le indicazioni del Ramsar Convention Bureau come aree funzionali allo svernamento di popolazioni o gruppi di uccelli acquatici. In totale quest’anno sono stati censiti 5457 uccelli sul territorio provinciale appartenenti a 20 specie diverse.
Il contingente svernante più abbondante in Trentino è risultato essere costituito dal germano reale (2954 individui totali), seguito dalla folaga (790), dal cormorano (357), dall’airone cenerino (245), dalla moretta (244), dallo svasso maggiore (232), dal gabbiano comune (165) e dal tuffetto (108). Sotto le cento osservazioni, ma presenti ogni anno con un piccolo contingente svernate, sono stati poi osservati: svasso piccolo, gabbiano reale mediterraneo, moriglione, smergo maggiore, gallinella d’acqua, airone guardabuoi, garzetta, cigno reale, airone bianco maggiore, porciglione e gabbiano reale nordico. E, non da ultima, una specie decisamente insolita per zone così meridionali: la moretta codona.
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Articolo di
Alessandro FranzoiUfficio Ricerca e collezioni museali |
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Francesca RossiUfficio Ricerca e collezioni museali |
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