21 Marzo 2022 | Tempo di lettura: 2’

Sorapiss, ghiacciai in ritiro e biodiversità in estinzione

Una video ricerca

Christian Casarotto Christian Casarotto

Lunedì 24 maggio 2021, per la Giornata Europea dei Parchi, verrà lanciato sui canali web e social del Museo e del Parco “Ghiacciai in ritiro. Biodiversità in estinzione”, un filmato inedito prodotto da MUSE in collaborazione con Università degli Studi di Milano e Parco delle Dolomiti d’Ampezzo che si inserisce all’interno del progetto di ricerca “Insetti, piante, ghiacciai e clima che cambiano”. Il video, prodotto tra il 2019 e 2020, dà voce al direttore del parco Michele Da Pozzo, ai ricercatori del MUSE Christian Casarotto e Mauro Gobbi, al botanico dell’Università degli Studi di Milano Marco Caccianiga ma anche a chi si occupa di ospitalità all’interno del Parco, come la custode del rifugio “Alfonso Vandelli” Sabrina Pais.

“L’evento più esteso di avanzata dei ghiacciai del Sorapiss fa riferimento alla Piccola Età Glaciale che si è conclusa attorno alla metà dell’800. Da allora si è assistito a una continua fase di ritiro, intervallata da brevi e modeste avanzate, come ad esempio quella degli anni ‘80. Oggi – spiega Christian Casarotto, glaciologo del MUSE – il ghiacciaio non lo vediamo quasi più ma è ancora presente, protetto da uno strato di detrito superficiale che lo rende particolare sotto l’aspetto glaciale ma anche biologico”.

“Oltre al ritiro dei ghiacciai – aggiunge Mauro Gobbi, entomologo della Sezione di Idrobiologia e Zoologia degli Invertebrati del MUSE -, uno degli effetti più evidenti del cambiamento climatico è proprio l’incremento del detrito roccioso sulla superficie dei ghiacciai che li sta trasformando da ghiacciai bianchi a neri. Questa copertura. se superiore ai 5-10 cm, funge da coperta isolante che rallenta il tasso di fusione dei ghiacciai: uno strato che offre condizioni microclimatiche particolari, come temperature medie annuali inferiori agli 0°C e umidità prossima al 100%, che permettono la sopravvivenza di diversi organismi, molti dei quali ancora poco noti, che necessitano, per sopravvivere, di ambienti costantemente freddi”.

Tra le vette del Sorapiss, MUSE e Università di Milano stanno studiando la vegetazione e la fauna (in particolare insetti e ragni) che vivono sulla superficie glaciale. Specie criofile, alcune endemiche e abituate ad ambienti termicamente estremi, che – come Saxifraga sedoides per il mondo vegetalee alcune specie di insetti appartenenti alla famiglia dei Carabidi – si rinvengono prevalentemente sulla superficie del ghiacciaio, e non più negli ambienti limitrofi come i ghiaioni poiché non più in grado di offrire condizione termiche idonee. Da qui, l’importanza di studiarli: i rapidi cambiamenti climatici potranno portare in pochi decenni a modifiche ecologiche rilevanti di questi ambienti e delle comunità che ospitano.

 

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Sorapiss, la video ricerca

Il ritiro dei ghiacciai libera aree sempre più ampie che vengono colonizzate da organismi vegetali e animali. È come muoversi nel tempo, osservando le tappe di questa conquista lenta e progressiva di terreni in origine sterili. Terreni difficili e instabili, che richiedono adattamenti particolari: ne è un esempio il Papavero Alpino, di colore giallo per attirare gli impollinatori. Il lento passaggio da queste comunità pioniere a comunità mature e strutturate è uno di quei fenomeni dinamici innescati dal cambiamento climatico che dobbiamo imparare a conoscere e monitorare perché interessano in modo importante tutti gli ambienti d’alta quota”, sottolinea Marco Caccianiga, botanico dell’Università degli Studi di Milano.

Infine, parola alla custode del rifugio “Alfonso Vandelli” al Sorapiss Sabrina Pais: “Serve una maggior presa di coscienza dell’ambiente, della natura e tutto ciò che ci circonda. Sono doni che abbiamo ricevuto e abbiamo il dovere di mantenerli sia per noi che per le generazioni future”.